Giulia Gonella

E’ arrivata nel mio magazzino una mattina e mi ha fatto subito simpatia, con quei modi discreti e l’insicurezza tipica di chi ha appena iniziato. Andando contro la tradizione paterna, Giulia aveva appena iniziato a vinificare l’Arneis con lieviti indigeni in un’annata, la 2014 che, come ricorderete, non fu molto clemente con la maturazione dell’uva. Quel vino mi stregò: era spiazzante, così estremo da rischiare di precipitare nel baratro da un momento all’altro. Giulia era timorosa e non sapeva bene se avesse fatto il passo giusto. Da quel primo incontro sono passati tre anni e ora i vini Gonella sono stati assunti a pieno titolo nel novero della produzione naturale. La tenacia di Giulia ha portato il suo Arneis, nelle stagioni successive, a un equilibrio e una capacità espressiva unici. E lo stesso per gli altri vini.

Se la conoscete,sapete bene che nella sua ricerca della naturalità estrema non c’è nessuna concessione ai movimenti o alle mode. La sua vita, il suo modo di pensare e agire sono impregnati di una spiritualità profonda, che impone rispetto e cura per ogni ambito dell’esistenza. Chi produce vino naturale non può prescindere dall’amore per ciò che lo circonda. I portatori d’odio facciano altro, perché il territorio, le vigne, la cantina hanno bisogno di dedizione e pensieri gioiosi per ottenere prodotti elevati. Giulia è un chiaro esempio di tutto ciò e mi auguro che, con il video che ho realizzato, possiate capire cosa intendo.

I VINI

Partiamo proprio dall’Arneis, il Grano di Sale, che riporta sull’etichetta le conchiglie che rimandano a un passato marino di queste terre. Abbiamo già detto di lui, di come si sia arrivati ai risultati attuali. Il Piemonte non è regione da bianchi e dell’Arneis abbiamo ricordi di aperitivi scialbi e chimici nei locali di Torino degli anni Duemila. Poi assaggi il Grano di Sale e ti riporta alle colline che abbiamo visitato, basta giusto chiudere gli occhi. Questa è espressione territoriale, questa è capacità di esaltare un vitigno, troppo a lungo mal interpretato.

Poi c’è la Barbera, che è tipica di questa zona e che si chiama proprio, con un gioco di parole, Latipica, un po’ per questo suo legame al territorio, un po’ perché è vinificata in modo diversoda come si usa da queste parti. In questa seconda accezione meglio leggere l’Atipica allora. Anche lei richiama San Martino Alfieri che, lo ricordiamo, è al confine con il Roero. L’acidità specifica del vitigno ha qui una chiusa oscura, quasi misteriosa che spinge ad ascoltare un po’ più a fondo ciò che si vuole raccontare

La Bonanova. Bonarda Piemonte, vitigno sconosciuto ai più. Peccato, perché è incredibile. Quando lavorato in modo integerrimo come in questo caso, dà profumi intensi, che spaziano dai fiori alle erbe, con una vena sorniona che non è tipica dei vini di questa zona e per questo intriga ancora di più. Di fronte a chicche di questo tipo non si può che ringraziare il cielo per la varietà a cui sono sottoposti i nostri palati.

DueCorvi è il Nebbiolo di Casa Gonella. La prima volta che l’ho assaggiato, una prova da botte, mi è sembrato un vino facile, beverino, una declinazione del Nebbiolo più agevole diciamo. Poi è passato il tempo e la mia impressione si è trasformata, così come si è evoluta l’amicizia con Giulia: il Nebbiolo ha implicita in sè l’esigenza di andare in profondità e di portare chi lo beve a iniziare uno scavo interiore. Il vino è questo e chi pensa che sia soltanto un esercizio edonistico da esercitare durante la cena, mi spiace ma non ha capito molto…

Ecco qui il video, buona visione!